
Egregio Governatore Zaia,
ho letto a suo tempo e con interesse, il suo programma politico distribuito in gran numero a tutte le famiglie Venete, ma pur cercando fra le righe. non sono riuscito a trovare alcun riferimento in merito alla pillola abortiva di cui molto si parla in questi giorni.
Le premetto che non ho un pensiero preconcetto in merito e che sin dalla mia giovane età avrei accettato ogni responsabilità legata alla nascita di un figlio.
Rileggendolo dall'inizio Lei cita, spiegando la frase che è stata lo slogan della sua campagna elettorale “Prima il Veneto” che è un esigenza di aprire le porte di questa “Patria”, al nuovo.
Ebbene come si sa, le parole, oltre che le leggi possono essere interpretate, ed allora presumo che questo nuovo di cui parla, riferito al presunto divieto della pillola di cui sopra, indichi che nuovo voglia dire qualcosa di innovativo, di sorprendente, si in effetti la sua scelta è stata sorprendente.
Anche perché qualche riga più in basso Lei spiega la parola nuovo: “il nuovo è garantire che la legge sia rispettata da tutti su tutto il territorio...” penso: forse c'è un dettaglio nello spazio dedicato alla salute! Invece non trovo alcun riferimento alla sua prima scelta da Presidente della nostra Regione. Probabilmente se l'avesse esplicitato prima di essere eletto, molte fasce sociali non necessariamente simpatizzanti del suo movimento, avrebbero più facilmente agevolato la sua elezione, forse.
Permetta però, di inserire un Prima anche al sottoscritto: non poteva dirlo Prima?
Prima, diciamo intorno ai primi anni '70 , le donne per i più svariati motivi effettuavano gli aborti in clandestinità; questo spesso voleva dire morte, dolore sofferenze aggiunte ai difficili percorsi che accompagnavano questa scelta.
Poi venne un giorno in cui il popolo Italiano scelse una strada di civiltà, una strada nuova e venne fatta una Legge, la 194 che Lei conosce senz'altro, che permise una dignità a chi prima non l'aveva.
L'introduzione della pillola oggetto di tanta demagogia, e mi permetta anche di generale ignoranza, eviterà semplicemente l'uso invasivo di pratiche chirurgiche verso la donna. Null'altro.
Una innovazione quindi, una cosa nuova: Prima le donne!
Peccato, nel suo programma non l'ho letto.
Se proprio doveva schierarsi apertamente con il suo collega Piemontese, avrei potuto suggerirle che la prima pratica abortiva è l'uso del preservativo, questa si, una grande invenzione di cui la nostra società fa poca pubblicità.
Ecco, su questo potrebbe aprire una pagina nuova nella conduzione della Regione da noi tanto amata.